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Papa, Peres e Abu Mazen, preghiere distinte e invocazione di pace (Vatican Insider)

Presentato il programma di domenica nei giardini vaticani. La durata dalle 18,15 alle 20,45. “Sarà una pausa della politica, non ci saranno rappresentanti dei due governi”

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
Inizierà con tre preghiere distinte – ebraica, cristiana e musulmana – la “invocazione per la pace” che vedrà riuniti, domenica sera nei giardini vaticani, papa Francesco, il presidente israeliano Shimon Peres, quello palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo. Si tratterà di una “pausa delle politica” e tra le delegazioni, ancora incomplete, non vi saranno esponenti dei rispettivi governi.

Jorge Mario Bergoglio ha invitato i due leader mediorientali nella sua “casa” durante il recente viaggio in Terra Santa. Oggi nella sala stampa vaticana il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi e il custode di Terra Santa, il francescano Pierbattista Pizzaballa, hanno presentato il programma dell’evento, che comincia nel tardo pomeriggio di domenica con l’arrivo dei due presidenti in Vaticano: Peres alle 18,15 e Abbas, proveniente dall’Egitto, alle 18,30. Bergoglio li accoglie a casa sua, Santa Marta, per un brevi colloquio, prima con l’uno e poi con l’altro. Verso le 18,45 circa i tre, nella hall del residence vengono raggiunti dal patriarca Bartolomeo, che sarà arrivato a Roma la sera precedente. Un veicolo condurrà poi i quattro in “un bellissimo prato triangolare che si trova tra la ‘Casina Pio IV’, l’Accademia delle Scienze, e i ‘Musei Vaticani’”, ha detto Lombardi, uno spazio “orientato verso la cupola di San Pietro”.

Alla presenza della stampa si svolgerà la parte pubblica dell’incontro: apertura musicale, una breve monizione in inglese che spiega lo svolgimento dell’evento, e poi tre distinti momenti di preghiera delle tre religioni, prima ebraica (in ebraico), poi cristiana (in inglese, italiano e arabo) e infine musulmana (in arabo). “Non si prega insieme ma si sta insieme per pregare evitando ogni forma di sincretismo”, ha precisato Pizzaballa. “Alcuni possono osservare che i due presidenti non sono religiosi, ma sono credenti: per pregare non è necessario indossare l’abito religioso”, ha proseguito, sottolineando che “Abbas conosce molto bene il Corano e Peres la scrittura” ebraica e che, a ogni modo, i due presidenti sono presenti come “rappresentanti del loro popolo” e non leader religiosi. Bartolomeo, da parte sua, pronuncerà una parte della preghiera cristiana. Tutte e tre le preghiere avranno, comunque, la stessa struttura: un passaggio sulla creazione, una richiesta di perdono e una invocazione alla pace intervallati da brevi passaggi musicali. Infine i tre interventi del Papa, del presidente Peres e del presidente Mahmud Abbas “che diranno le parole che ritengono appropriate e la loro invocazione per la pace”. La parte pubblica dell’incontro finirà con “un gesto di pace, probabilmente una stretta di mano comune”, ha detto Lombardi, e poi i quattro protagonisti pianteranno un ulivo, simbolo della pace.

Bergoglio, Bartolomeo, Peres e Abbas, infine, si recano nel vicino edificio dalla Casina Pio IV, sede dell’Accademia delle Scienze, si fermano per un’ultima immagine pubblica nel cortile ovale (il “Ninfeo”) e poi entrano per un “incontro di tipo riservato, che non è seguito dalle telecamere o dai giornalisti”. Si tratta dell’ultima tappa dell’incontro. Con la partenza dei presidenti israeliano e palestinese, prevedibilmente intorno alle 20,30, le 20,40, termina la “invocazione per la pace”.

“È una pausa rispetto alla politica”, ha detto padre Pizzaballa. “Il Santo Padre non vuole entrare in questioni politiche del conflitto israelo-palestinese, che tutti ormai conosciamo in tutti i minimi dettagli, dalla ‘A’ alla ‘Z’. È una pausa rispetto alla politica: la politica ha le sue dinamiche, i suoi tempi, il suo respiro più o meno lungo o più o meno corto, come si vuole; ma il desiderio del Papa è quello di alzare lo sguardo e andare un po’ oltre l’aspetto politico, invitando anche i politici a fare anch’essi una pausa”.

Per il Custode di Terra Santa “sia i media israeliani che palestinesi sono molto interessati, segno del profondo interesse nei rispettivi Paesi” e “sebbene non si possa evitare un po’ di scetticismo” c’è però “una grande attesa e una grande curiosità”. Più in generale, “nessuno ha la presunzione di credere che dopo questo evento scoppierà la pace in Terra Santa”, ma l’intento è “quello di fare un gesto forte”, “un’iniziativa molto importante per riaprire questa strada dove tutti sentono nuovamente il bisogno di questa pace” e di “sperare e sognare”, per “riportare nell’ambito della discussione politica anche quel respiro – che un po’ manca – ampio, di visione dall’alto e verso l’altro, anche per avere un impatto sull’opinione pubblica”.

Le due delegazioni israeliana e palestinese sono ancora incomplete. Saranno formate, probabilmente, da quindici-venti persone ciascuna. Prevista la presenza, con Peres, di rappresentanti dell’ebraismo italiano come il presidente della unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna. Sicura poi la presenza dei due amici argentini che hanno accompagnato il Papa in Terra Santa, il rabbino Abraham Skorka e l'islamico Omar Abboud. Non è prevista, ha spiegato Lombardi rispondendo alle domande dei cronisti, la presenza del Papa emerito Joseph Ratzinger, e anche il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin non ha avuto un ruolo specifico nella preparazione dell’evento. Esponenti di Hamas appena entrati in coalizione nel governo palestinese? “L’intento dell’evento è religioso”, ha risposto Pizzaballa, “non ci saranno esponenti dei due governi, ma delle società israeliana e palestinese. È una pausa della politica”.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-pizzaballa-34582/

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